Il mio viaggio fra le professioni declinate al digitale prosegue, dopo la pausa estiva, con un’intervista inaspettata. Mi imbatto in lei e nella sua boutique per puro caso, su Facebook, tramite la condivisione di una cara amica. Modalità curiosità mode on, ed eccomi a capofitto nella pagina. Cappelli, acconciature, stile. Una boutique artigianale, fisicamente ubicata alla Spezia, ma declinata sui social. Apro il sito e trovo uno shop, come benvenuto. Devo capire l’idea, lo stile e la capacità di traslare qualcosa di antico e magico come cappelli, tessuti e galateo sui social. Ed eccomi qui a tu per tu con Federica Prezioso, che ci racconta il senso profondo della sua “Fabbrica Prezioso”.

“Sono una modista e feltraia, produco pezzi unici fatti a mano”, questa la frase che campeggia sul tuo sito web e sui canali social. È un manifesto, che non lascia adito ad interpretazioni sul modo di intendere e realizzare il tuo lavoro.

© Costanza Lamotte

“In un mondo di usa e getta, dove si seguono marchi e mode e tutti scelgono le stesse cose, quello che per me è valore aggiunto è la personalità. Quel gusto per la ricerca dell’originalità e dell’unicità che ci fa capire che una persona è sicura del proprio gusto e sa fare le proprie scelte senza troppi condizionamenti. Io voglio fare questo: dei pezzi di qualità, con personalità, realizzati con cura e che durino senza passare di moda, da portare per anni”.

Sarò sincero, ho sentito il desiderio di ascoltarti appena atterrato sul tuo sito: l’atmosfera si respira anche a distanza. Si avverte un senso marcato e profondo, una scelta di stile ben precisa. Che nell’era dei social e dell’omologazione dei contenuti verso il basso non è per niente scontata.

“Quello che faccio non invecchia, io non faccio saldi, seguo le stagioni naturali. Espongo l’estivo in estate, l’invernale in inverno. I cappotti nelle vetrine ad agosto mi mettono ansia. Certo non è una scelta facile, è la nicchia della nicchia”.

Veniamo all’oggetto della nostra chiacchierata. Un mestiere artigianale, antico, che affonda le radici nel tempo ma declinato tecnologicamente. Allora non è vero che la tradizione e l‘artigianato a contatto con la tecnologia devono per forza soccombere?

“Mi piacciono i cappelli e questi ho scelto di fare, mi piace lo stile retrò e lavorare con lentezza, ma vivo pur sempre nel 2021. È perciò naturale e indispensabile usare la tecnologia e promuovere il proprio lavoro sui social. Ho visto che rende molto di più e costa molto meno una promozione su Instagram che una pubblicità con i canali tradizionali; a meno che non si abbiano a disposizione budget considerevoli. Io comunque non aspiro a creare un impero, ci tengo a mantenere una dimensione artigianale. Mio padre dice che gli artigiani salveranno il mondo, spero abbia ragione”.

Un’ultima cosa. Sul tuo sito dai consigli anche su etichetta e galateo relativamente a quando indossare un cappello, dove e perché. Abbiamo ancora qualche speranza che la tecnologia, i social e il mondo del virtuale possano non cancellare la bellezza e le buone maniere?

“È vero che il mondo del virtuale e dei social da spesso voce al peggio dell’ignoranza e della cafoneria, si crea una specie di orgoglio coatto che si autoalimenta. Penso però che ci siano tante persone degne, forse la maggioranza, presenti in quello stesso mondo, che fanno solo meno rumore. Ecco, la bellezza c’è, le buone maniere pure. Bisogna solo farle circolare, intasare i social di gentilezza e positività perché i poveri di spirito spesso seguono la corrente e prima o poi si farebbero travolgere. Io ci provo”.

Photo Copertina – © Marina Busoni

Stefano Ursi

Classe 1979, romano. Da sempre amo la comunicazione. Video, audio, radio, social, siti web, tv. Consulente digital, social media, web content, ghost writing.